Copa Nissan Sudamericana, come complicarsi la vita

Sapevo che non sarebbe passato molto tempo prima che iniziassi a parlare di calcio. Una droga, una passione, un mezzo per conoscere culture e abitudini di paesi diversi e lontani. La stessa passione che mi ha portato quest’estate, in piena vacanza, a passare mezza giornata a cercare il campo di Marignane, paesino di poche anime vicino Marsiglia nei pressi dell’aeroporto, per vedere la partita amichevole fra Mali e Guinea Conakry (la terza Guinea dell’Africa, le altre sono Guinea Bissau e Guinea Equatoriale: e io che pensavo ce ne fossero solo due). Partita che, peraltro, ha visto vincere proprio la Guinea Conakry, a sorpresa, contro i più forti maliani (?).

Ed avendo vissuto in Sudamerica per qualche anno, e grazie all’aiuto della tecnologia, non posso che avere un occhio attento a quanto succede di là dall’Oceano. Un posto dove non si smette mai di giocare a pallone. Dove le coppe continentali (Copa Libertadores e Copa Sudamericana) sono spalmate nell’arco di tutto l’anno di modo che nessuno possa sentire l’astinenza da sfera di cuoio. E allora ecco che doveva ancora finire la Copa Libertadores, l’equivalente della Champions’ League europea, poi vinta dall’Internacional di Porto Alegre, che già erano iniziate le qualificazioni dell’altra manifestazione, la Sudamericana (che se proprio vogliamo è l’equivalente della nostra Europa League).

Copa Sudamericana, dunque. Detentore Ldu Quito, dopo una pazza doppia finale contro il Fluminense: 5-1 per gli ecuadoregni in altura a Quito, 3-0 per i brasiliani al ritorno. Ma come funziona ‘sta coppa? Chi si qualifica e perché? Come si svolge? Qui sta il busillis. Penso che si tratti di una delle manifestazioni più complicate della storia del calcio, se solo si va sotto la facciata di un tabellone fatto di sfide ad eliminazione diretta di andata e ritorno.

1) Le qualificate. Se nei paesi (pochi) dove il campionato è ancora fatto da un girone all’italiana fatto di sfide andata e ritorno le cose sono semplici. Esempio il Brasile: alla Libertadores vanno le prime quattro (la quarta ai preliminari), alla Sudamericana le squadre dal quinto al dodicesimo posto (praticamente la zona retrocessione). E se qualcuna rinuncia si scala pure… Ma nei campionati (quasi tutti) dove i tornei sono divisi in due campionati con gare di sola andata di Apertura e Clausura la cosa si complica. Alla fine delle due stagioni, infatti, si compila una classifica che tiene conto dei punti totali, come se fosse un torneo unico, e in Sudamericana ci vanno le formazioni posizionate da un certo punto in poi. Esempio l’Argentina: prime quattro in Libertadores, dalla quinta alla decima in Sudamericana. Più chiaro di così…

2) Come si svolge il torneo. Sembra facile e invece… Per rendere più avvincente ed equilibrato il torneo la fase eliminatoria è divisa in minigruppi. Le brasiliane si incontrano fra di sè per ordine di merito (la quinta in campionato con la dodicesima, la sesta con l’undicesima e così via). Le quattro vincenti delle sfide vanno direttamente agli ottavi di finale. Le argentine pure si incontrano fra di sè, sempre in ordine di merito e anche in questo caso le vincenti vanno agli ottavi di finale. E siamo a sette qualificate. Ne mancano nove. Una è la vincente dell’edizione precedente: Ldu di Quito. Da dove escono le restanti otto? Le squadre degli altri paesi della Conmebol (la federazione Sudamericana di calcio) si scontrano per vicinanza geografica e per merito. Esempio: la peggiore della Bolivia con la migliore del Cile, la migliore della Bolivia con la peggiore del Cile e così via per gli altri paesi fra di sè limitrofi. Otto gare ciascuna delle quali qualifica la formazione vincente non agli ottavi di finale (sarebbe troppo semplice) ma ad un’ulteriore fase ad eliminazione diretta dove entrano in ballo le formazioni più forti dei diversi paesi che non siano Argentina e Brasile. Solo le vincenti di queste sfide (finalmente verrebbe da dire) si qualificano agli ottavi di finale con argentine, brasiliane e Quito. Dopo di che inizia un tabellone più semplice che arriva fino alla finalissima.

3) A che punto siamo? Il calendario è schizofrenico (come il meccanismo, d’altronde). Ancora non è finito del tutto il turno eliminatorio delle formazioni diverse da Argentina e Brasile. Le brasiliane hanno già eletto le loro migliori quattro, le argentine iniziano ora, alcune formazioni di altri paesi hanno già iniziato il secondo turno. E’ una rincorsa continua, insomma. Dove è facile perdere il conto.

Gli ultimi due match (prima di quelli di stanotte di cui prima o poi darò conto) dan proprio ragione di questa schizofrenia. Da una parte, infatti, si è giocato il ritorno della gara eliminatoria di prima fase fra i boliviani dell’Oriente Petrolero (squadra nata proprio dai dipendenti di un’azienda di estrazione di petrolio a Santa Cruz de la Sierra) e quella Universidad de Chile che aveva ceduto solo in semifinale di Libertadores ai Chivas di Guadalajara. Risultato a sorpresa, quindi, se dopo il 2-2 dell’andata sono i boliviani a vincere con un gol al 10′ di Danilo Javier Peinado Lerena (un nome che neanche Garcìa Marquez), attaccante con un passato nei Montevideo Wanderers e nel Liverpool (pure quello di Montevideo). Dall’altra parte, invece, per il secondo turno eliminatorio “de los demàs paises” (quelli che non sono Argentina e Brasile), il Penarol di Montevideo ha battuto in trasferta il Barcelona… di Guayaquil, squadra ecuadoregna che ha lo stesso stemma dell’undici di Guardiola e Co. Ha deciso un autogol di Perlaza. Poi si son menati come fabbri finché l’arbitro, il venezuelano Soto, non ha deciso di intervenire espellendone uno per parte.

Mi son lasciato trasportare, lo so. Per chi ha avuto il coraggio qui sotto ci sono i link per le immagini di questi due ultimi match. Alla sudamericana: disfrutenlo.

2010-08-31 Oriente Petrolero – Universidad de Chile 1-0

2010-08-31 Barcelona – Penarol 0-1

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