Un attore è la sua serie tv: il caso di Lie to me

Cosa fa la fortuna di una serie televisiva? Senza dubbio la storia, l’intreccio, la caratterizzazione dei personaggi, il mantenimento della coerenza nella serialità. Ma se a tutto questo ci aggiungi un grande attore… arrivi a Lie to me. L’attore è Tim Roth, feticcio di Tarantino, ultimamente svendutosi un po’ troppo al commerciale (orribile Decameron Pie, film giovanilista del genere parodia del 2008), ma che da solo regge la scena di qualunque cosa (ed è perfetto nella Leggenda del pianista sull’oceano, tratto da Novecento di Alessandro Baricco, uno dei miei libri preferiti). E lo fa anche in questa serie in cui è a capo di una agenzia che ha come scopo interpretare il linguaggio del corpo e scoprire verità e bugie di innocenti e criminali.

La serie va in onda sulla Fox negli Stati Uniti e non è di quelle che spacca gli indici d’ascolto. Infatti lunedì si conclude la seconda stagione e la terza è in dubbio (se non altro nella sua durata). Eppure mi sembra uno dei prodotti più riusciti degli ultimi anni. Con un consiglio: vederla in lingua originale. Perché l’inglese di Roth, londinese doc, è pura musica e non è contaminato dall’inflessione statunitense che, per esempio, ha dovuto acquisire Hugh Laurie (pure lui inglese di Oxford) in Dr.House.

Non solo Tim Roth, peraltro, in un cast che regge benissimo le 35 puntate fin qui prodotte. C’è Kelli Williams (Practice e Medical Investigation) nella sua piena maturità artistica, c’è Mekhi Phifer che è riuscito a uscire dal personaggio del dottor Pratt di Er – Medici in prima linea.

E ci sono una serie di cameo di Jennifer Beals. Più bella che in Flashdance, per cui è stata giustamente omaggiata da Moretti in Caro Diario. Più credibile che in L World, dove è comunque bravissima e molto sexy.

Anche solo per questo merita di tuffarcisi dentro. E forse, dopo, sarà anche più difficile mentirsi e farsi mentire. O ci si potrebbe costruire sopra un bel gioco di società…

La sigla della serie

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3 responses to “Un attore è la sua serie tv: il caso di Lie to me”

  1. Maso says :

    Novecento di Baricco è una discreta vaccata; mi perplimo, mi perplimo….

  2. Bacci says :

    Baricco aargh!
    Questa va lavata con il sangue

  3. Antonio says :

    Che dire??? orfano di House è diventata la mia nuova serie preferita. D’altra parte i personaggi principali hanno molto in comune, entrambi geniali e spiazzanti. Tim roth è meraviglievole e anche se non sono solito guardare le serie in lingua originale, ora che mi tocca, il suo accento e la sua cadenza aggiungono molto al personaggio. Pensavo che mi sarei stancato dopo due puntate, pensavo si sarebbero ripetute le storie e le situazioni e invece….

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