Leggete Kapuscinsky: è un antidoto alle guerre

Per chi non ha mai viaggiato o ha viaggiato poco ho un consiglio. Anzi, un obbligo. Leggete Ryszard Kapuscinski.

Per chi fa il giornalista, poi, l’obbligo diventa doppio. Perché il racconto di chi va a verificare sul posto una notizia e ne ritorna indietro con la verità può rappresentare un grande insegnamento.

E poi, quando sarete entrati nel turbine dei viaggi/inchiesta in Africa, in Unione Sovietica, in Centro America, ovunque, la prima reazione sarà inevitabile. Cercare il primo volo per il posto più improbabile e andare a vedere, per raccontare com’è. Cercando di far incastrare il sogno con gli obblighi della vita. E con la necessità di portare a casa uno stipendio.

Ed è strano come a Kapuscinski io mi ci sia avvicinato per “colpa” del calcio. E come mi sia ritornato in mente (anche se la seconda lettura di Imperium, libro tutto ambientato nelle repubbliche ex sovietiche) a causa di una partita amichevole che si è giocata sabato notte: El Salvador – Honduras. Per la cronaca la partita è finita 2-2 (4-3 ai calci di rigore per gli honduregni: c’era in palio la Coppa Indipendenza!). Ma il pensiero va inevitabilmente ai fatti del 1969.

La guerra del calcio, appunto. O la guerra delle cento ore. Non vado nel dettaglio perché, come ho detto, ci ha pensato Kapuscinski (La prima guerra del football e altre guerre di poveri, Feltrinelli). Solo una considerazione sul fatto che due nazione si siano dichiarate una guerra, che pure ha provocato dei morti ANCHE per una partita di calcio. Con la scusa di una partita di calcio che vide El Salvador qualificarsi alla finale per accedere ai mondiali del 1970 in Messico. Alle spalle la realtà. Due governi dittatoriali fantoccio (a proposito, il generale Osvaldo Lopez Arellano, uno dei protagonisti della vicenda, in qualità di presidente dell’Honduras è morto il 20 maggio scorso all’età di 89 anni a Tegucigalpa), guerre per i confini e per le politiche di immigrazione, incapacità a risolvere i problemi se non con l’uso della forza, scarsa capacità di intervento degli organismi internazionali. La domanda che viene immediata è: potrebbe risuccedere? Forse sì, visto che Israele è stato “politicamente” inserito nei gironi di qualificazione delle formazioni europee e non con le squadre asiatiche. Se ogni volta che si gioca Usa – Iran si parla della lotta fra il bene e il male. Se nello spareggio di qualificazione ai mondiali del Sudafrica fra Algeria ed Egitto c’erano più poliziotti che spettatori sul neutro di Khartoum in Sudan. Finché verranno bruciate bandiere negli stadi e nelle piazze. Finché qualcuno sarà convinto che l’essere nato in un certo posto abbia un significato ulteriore rispetto alla casualità e alla sorte. Son passati 40 anni. Anche in questo caso, forse, sono passati invano.

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