Liberisti sì, ma con riserva (per non dir di peggio)

Siamo tutti liberisti, a parole.

Sovranità del mercato, minore intervento dello Stato, libertà di impresa secondo precise regole ma lasciando che sia la libera concorrenza a decidere chi merita di sopravvivere e chi no.

A parole, però. Perché quando in sede di manovra finanziaria si tratta di tagliare una Provincia, un contributo pubblico ad un’associazione culturale, un certo capitolo del Welfare tutti, a destra e sinistra (tanto sono pochi ormai quelli che NON si professano liberisti) levano gli scudi per invocare l’indispensabilità dell’intervento dello Stato in certi settori. E allora bene che si tagli la provincia di Vibo Valentia, ma non Monza-Brianza, bene che si chiuda l’Ente Teatrale Italiano ma non l’Unione dei Pizzicagnoli uniti nel nome del Salame di Milano. E così via, ognuno coltivando il proprio orticello.

Forse è per questo, in Italia, che tutti hanno bisogno del Centro o della Sinistra Radicale e i due Poli non saranno mai autosufficienti. Almeno ci sarà sempre qualcuno cui imputare un po’ di mancanza di liberismo…

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