Odi et amo: come tradurre il Carme 85 di Catullo

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior

Il carme 85 di Catullo, il più famoso. Anche il più semplice di cui capire il senso. Anche per chi non sa il latino perfettamente. Eppure… Poeti, letterati, latinisti, semplici amanti delle sue poesie si sono cimentati nella traduzione più fedele possibile non sono al significato ma anche al ritmo. Qui sotto propongo quattro traduzioni “storiche”, da Pascoli a Stefano Benni, passando per Quasimodo e Ceronetti. Anche io, da giovane imberbe (so che qualcuno si chiederà se lo sono mai stato. La risposta è: raramente), mi sono cimentato nella traduzione di Catullo. E una sola cosa, fra tutte le possibili alternative, mi è sembrata indispensabile. Tradurre excrucior con “mi cruccio” più per assonanza che per senso. Fra queste quale preferisco? La modernità di Ceronetti, il suono di Benni.

Ma al di là di tutto la cosa migliore, capitone il contenuto, è continuare a leggerla come è stata scritta. Quasi duemila anni fa. Perché, evidentemente, l’amore è un “cruccio” da quando è nato il tempo. Buona lettura.

Cento anni di traduzioni

L’odio e l’adoro. Perché ciò faccia, se forse mi chiedi,
io, nol so: ben so tutta pena che n’ho (Giovanni Pascoli)

Odio e amo. Forse mi chiederai come sia possibile;
non so, ma è proprio così, e mi tormento.
(Salvatore Quasimodo)

Odio e amo.
Come sia non so dire.
Ma tu mi vedi qui crocifisso
al mio odio e al mio amore.
(Guido Ceronetti)

Odio e amo:

fusse che chiedi:

perché lo faccio?

Nunn’o saccio

ma lo faccio

e mme sient’ nu straccio.

(Stefano Benni)

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2 responses to “Odi et amo: come tradurre il Carme 85 di Catullo”

  1. LaStefi says :

    eppure io rimango affezionata al “falso gobbo”… e alle sue traduzioni dei classici che mi son sempre sembrate – e tuttora le avverto così – come lievi dichiarazioni d’amore a persone lontane ma da lui sentite molto vicine.
    Excrucior nel latino maccheronico che mi piace tanto a me ha fatto sempre pensare a “brucio” .. cuocere a fuoco lento nell’odio e nell’amore, avere una cotta (!) per qualcuno e rimanere “sui carboni ardenti” aspettando un qualsiasi cenno…

    p.s. … ho seguito il filo catulliano e ho finalmente visitato questo tuo sito, accorgendomi di aver scelto (venti giorni fa) lo stesso tuo tema nel confezionare il mio sito, prossimamente su questi schermi! 🙂

  2. acquacontrocorrente says :

    “Brucio” no: è solo un’assonanza mal suggerita dall’orecchio. Catullo mette prima di tutto in evidenza l’insondabilità dei sentimenti umani racchiusa in “fieri sentio”, un impotente sentir accadere che sfugge non solo al controllo del sentire, ma anche del comprendere, già peraltro sottolineato in “nescio”. Va corretta pertanto la traduzione di Quasimodo in: “Odio e amo. Forse ti chiederai perché lo faccia. Non so, ma sento che accade, e ne sono tormentato”. Ho eliminato il “come sia possibile”, perché in Catullo non c’è l’interrogativo della possibilità, ma dell’incomprensibilità dei comportamenti umani. Anche per excrucior (vicino al crucciarsi) il “mi tormento” è una sfumatura riflessiva che Catullo non dà, esprimendo uno strazio subìto, attraverso la forma passiva. Del resto Quasimodo non è nuovo a interpretazioni un po’ arbitrarie (www.dettaglitv.com).

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