Bruciare i libri? Prima leggiamoli

Bruciare il Corano? Un gesto idiota con alle spalle un’idea idiota. E non per le possibili rappresaglie degli estremisti islamici (sarebbe come cambiare la legge sull’aborto per evitare il proliferare di gruppi terroristici antiabortisti o rinunciare a dare alle fiamme alcune copie della Padania per non far incazzare i leghisti di prima e seconda ora). Ma per il fatto in sè.

Ormai i libri, e tutto quello che contengono, le loro idee, giuste o sbagliate che siano (soprattutto, di solito, nella loro interpretazione) viaggiano al di là del loro supporto. Proliferano in rete, vengono contenute in piccolissimi hard disk portatili che si diffondono molto più rapidamente di un volume di carta, vengono letti su Ipad e telefoni cellulari di ultima generazione. E se l’idea nazista di bruciare i libri era già vecchia all’epoca di Hitler, adesso rischia di essere primitiva. Così come il gesto simbolico collegato.

Ma tutta questa polemica, scatenata da un pastore di una piccola chiesa evangelica della Florida (che evidentemente non aveva di meglio da fare, con tutta la responsabilità che ne consegue anche a chi ha dato la massima visibilità a questa scemenza) mi ha fatto anche ripensare a chi i libri li bruciava con una motivazione “plausibile”. O li brucia, se è vero che i personaggi di finzione vivono ben al di là della esistenza dei propri autori.

Pepe Carvalho, investigatore privato nato dalla penna di Manuel Vazquez Montalban. Uno che a un certo punto decide di disfarsi della sua biblioteca ricca di classici e contemporanei. Con una motivazione che fa comunque riflettere. Lo fa perché a un certo punto si sorprende “schiavo di una cultura che lo aveva separato dalla vita, che aveva falsificato la sua sentimentalità come gli antibiotici possono distruggere le difese dell’organismo” (Tatuaggio). E a chi gli chiede il motivo di questa scelta radicale, quasi fascista, risponde: “Ho letto libri durante quarant’anni della mia vita e adesso li brucio perchè non mi hanno insegnato a vivere”.

E’ vero. I libri possono allontanare dalla vita vera, raramente insegnano ad affrontarla. Ma prima di bruciarli, comunque, bisogna averli letti. E magari lasciare per ultimi quelli che ti hanno mentito di meno.

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One response to “Bruciare i libri? Prima leggiamoli”

  1. Stefano Giuntini says :

    Non si può costruire niente distruggendo, in generale. Tantomeno costruire una cultura distruggendone un’altra. Perché, come diceva un certo principe tanto famoso nella letteratura, “Tutto ciò che va cercato è il tutto. La ruota delle apparenze”.

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