Tutto ci minaccia: il tempo e l’amore di Octavio Paz

Tutto ci minaccia. La notte, il sonno, la vita, il futuro, l’amore, il dolore, il caso, la sorte. Ma qualcosa rimane. Un brivido, un ricordo. Basta non guardare gli altri (o sè stessi) guardare. Come dice Octavio Paz, poeta messicano, cui vi lascio: una vita più viva ci reclama.

Mas allà del amor – Octavio Paz

Todo nos amenaza:
el tiempo, que en vivientes fragmentos divide
al que fui
del que seré,
como el machete a la culebra;
la conciencia, la transparencia traspasada,
la mirada ciega de mirarse mirar;
las palabras, guantes grises, polvo mental sobre la yerba,
el agua, la piel;
nuestros nombres, que entre tú y yo se levantan,
murallas de vacío que ninguna trompeta derrumba.

Ni el sueño y su pueblo de imágenes rotas,
ni el delirio y su espuma profética,
ni el amor con sus dientes y uñas nos bastan.
Más allá de nosotros,
en las fronteras del ser y el estar,
una vida más vida nos reclama.

Afuera la noche respira, se extiende,
llena de grandes hojas calientes,
de espejos que combaten:
frutos, garras, ojos, follajes,
espaldas que relucen,
cuerpos que se abren paso entre otros cuerpos.

Tiéndete aquí a la orilla de tanta espuma,
de tanta vida que se ignora y se entrega:
tú también perteneces a la noche.
Extiéndete, blancura que respira,
late, oh estrella repartida,
copa,
pan que inclinas la balanza del lado de la aurora,
pausa de sangre entre este tiempo y otro sin medida.

Più in là dell’amore

Tutto ci minaccia:
il tempo, che in frammenti viventi divide
quello che sono stato
da quello che sarò
come il coltello con la serpe:
la consapevolezza, la trasparenza trapassata,
lo sguardo cieco nel guardarsi a guardare;
le parole, guanti grigi, polvere mentale sull’erba,
l’acqua, la pelle;
i nostri nomi, che si sollevano fra te e me,
muraglie di vuoto che nessuna tromba distrugge.

Né il sogno col suo popolo di immagini rotte,
né il delirio con la sua profetica schiuma,
né l’amore con i suoi denti e le sue unghie bastano.
Più in là di noi,
nelle frontiere dell’essere e dello stare,
una vita più viva ci reclama.

Fuori la notte respira, si estende,
ricca di grande foglie calde,
di specchi che combattono;
frutti, artigli, occhi, fogliame,
schiene che luccicano,
corpi che si aprono il passo fra altri corpi.

Stenditi qui sulla sponda di tanta schiuma,
di tanta vita che si ignora e si consegna:
tu anche appartieni alla notte.
Stenditi, candore che respira,
palpita, stella centellinata,
calice,
pane che inclini la bilancia sul lato dell’aurora,
sangue che si ferma fra questo tempo e un altro senza misura.

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