A ritroso dopo il successo – Juan Josè Campanella e Il segreto dei suoi occhi

Da qualche parte ho scritto che sono un consumatore compulsivo. Di libri, di film, di serie tv, di musica. Quando conosco un’autore, un regista, un cantante, non mi basta di conoscere il suo ultimo lavoro. Devo procedere a ritroso fino a che non ho visto tutto, o quantomeno non mi sono fatto un’idea. E non importa che si tratti di capolavori (infatti comprendo in questo consumo inconsapevole anche Camilleri, Carofiglio, Patricia Cornwell e Fred Vargas, che si possono tranquillamente definire autori commerciali; ma anche Garcia Marquez e Mordecai Richler, che lo sono un po’ di meno). E’ una specie di horror vacui, di necessità di riempire uno spazio che, dopo il godimento di un’opera, rimane inesplorato.

Mi è successo così anche con i film di Juan Josè Campanella. Ho sentito che il suo film “El secreto de sus ojos” ha vinto l’Oscar come miglior film straniero del 2010 e, amando anche per storia personale le produzioni argentine, ne sono rimasto incuriosito. E l’ho visto. E poi ho “studiato”. E ho capito due cose: che la sua maturazione doveva essere necessariamente passata da alcuni studi televisivi statunitensi (e infatti ha diretto episodi di Dr. House e Law & Order negli Usa) e che proprio questo potrebbe aver portato i membri dell’Academy a premiarlo. Già, perché trattasi di film bello, intenso e godibile ma non certo epocale. Dei passaggi sono memorabili, dei dialoghi e delle scene molto piacevoli. Ma la storia, in parte ambientata nel pieno peronismo, è di facile fruizione. In sostanza un giallo (anche politico) e una storia d’amore (inespressa) lunga tutta una vita.

E allora sono andato a ritroso, per capire il Campanella pre-americano. Per vedere quanta concessione allo show business fosse intervenuta nel frattempo. E ho visto il suo capolavoro (per ora) che, a mio parere è “El hijo de la novia” (Il padre della sposa): una commedia-dramma familiare con una grandissima Norma Aleandro. Ebbene, non ci saranno lunghi piani sequenza, non ci sarà suspence o attesa per il lieto fine, ma il film è un vero gioiello. In cui non c’è solo la storia, ma anche la società in sottofondo, un paese in crisi che cerca di ritrovare la propria ragione di esistere. Un perfezionamento del suo precedente film, “La luna de Avellaneda”, che è ancora troppo “argentino” per essere apprezzato fuori dal continente sudamericano o fuori dalle nazioni ispanofone. Ma che è comunque un film, per chi vuole capire anche un pezzo di storia argentina, che mi sento di consigliare (ma non penso sia stato tradotto e distribuito da noi).

Quindi, per chi fosse a Lucca domani sera (martedì), c’è la possibilità di vedere il film al Cinema Italia, grazia al Cineforum Ezechiele. Altrimenti i modi per vederlo li conoscete meglio di me. Ma poi, ve lo consiglio, andate a ritroso (à rebours, come Huysmans). Potrebbe riservare piacevoli sorprese.

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