Archive | dicembre 2010

Vergini di parole – Charles Bukowski

Ma chi l’ha detto che la poesia non va d’accordo con il sangue e la carne e il corpo. Che semmai chi è vergine di parole e di pensieri non è che renda tanto meglio in altri ambienti. Lo dice Bukowski, fra una sigaretta e un bicchiere di whisky. Buonanotte.

Una storia d’amore letteraria – Charles Bukowski

l’ho conosciuta non so come grazie alla corrispondenza o alla
poesia o alle riviste
e lei ha cominciato a spedirmi poesie molto sexy di stupri e lussuria,
e dato che tutto era mescolato a un tocco di intellettualismo
in un certo senso mi ha un po’ intrigato e mi sono messo in
macchina diretto a nord
attraversando le montagne e le valli e le autostrade
senza dormire, con i postumi di una sbornia, divorziato di fresco,
senza lavoro, vecchio, stanco, desideroso perlopiù di dormire
per cinque o dieci anni, finalmente ho trovato il motel
in una piccola città assolata vicino a una strada sterrata,
e mi sono fermato a fumare una sigaretta
pensando, devi essere proprio matto,
e sono uscito in ritardo di un’ora
per incontrare la ragazza; era proprio vecchia cazzo,
quasi quanto me, non molto attraente
e mi ha dato una mela acerba molto dura
che ho addentato con i pochi denti rimasti;
stava morendo di una malattia oscura
tipo asma, e ha detto,
voglio confidarti un segreto, e io le ho detto,
lo so: sei una vergine, di 35 anni,
e ha preso un quadernetto, dieci o dodici poesie:
il lavoro di una vita e io ho dovuto leggerle
e ho cercato di essere gentile
ma erano proprio brutte.
e l’ho portata un po’ in giro, agli incontri di boxe,
e tossiva nel fumo
e continuava a guardarsi intorno, intorno
guardava tutte le persone
e poi i pugili
stringendo i pugni,
non ti ecciti mai, vero? mi ha chiesto,
ma mi sono eccitato abbastanza sulle colline quella sera,
e l’ho vista altre tre o quattro volte
l’ho aiutata con alcune delle sue poesie
e lei mi ha ficcato la lingua fino in gola
ma quando l’ho lasciata
era ancora vergine
e una poetessa molto scadente.
penso che quando una donna ha tenuto le cosce chiuse
per 35 anni
è troppo tardi
sia per l’amore
che per la
poesia.

Bearzot: dopo le lacrime, il ricordo

Tutto è già stato detto e scritto, attendendo l’articolo di oggi di Gianni Mura, che sarà l’esempio da seguire (un’altra volta, dopo l’epinicio per Brera e tutti gli altri corsivi che il maestro ci regala settimana dopo settimana).

Tant’è. Bearzot ci ha lasciato. E con lui si è chiusa un’altra stagione di ricordi e di emozioni. Nel 1982 ero ancora a Taranto e la sera della finalissima del Mundial a casa mia era festa grande. Ricordo il salone. Ricordo mio nonno, quello che mi ha trasmesso la passione per il calcio. Ricordo un gran mal di testa, che mi accompagnò per tutto il primo tempo (e forse fu reso ancora più forte dall’errore sul dischetto di Cabrini) e poi la cavalcata del secondo tempo. E la gioia quando l’arbitro Coelho alzò il pallone al cielo, anticipando il gesto di Zoff con la Coppa in mano. E poi, tutti fuori, a festeggiare da amici e parenti. Una città impazzita, festante, come solo il calcio riesce a far succedere (ahimè, mi verrebbe da aggiungere). Mi ricordo gli spaghetti con la mollica di pane, mangiati da amici in via d’Aquino, il Processo di Biscardi e l’esaltazione degli eroi di quella notte davvero magica. Niente di paragonabile, almeno per me, al mondiale del 2006. Dagli otto anni ai 32 tante cose cambiano. Anche le paranoie. E la finale di Berlino me la sono vista da solo, nella mia casa di Lucca. E ho sofferto, certo, e ho festeggiato. Ma non era la stessa cosa. Non c’era mio nonno (e ormai non c’era da sedici anni), non c’era la stessa incosciente passione, non c’era l’ingenuità di chi crede che il calcio, anche solo per una notte, sia una cosa talmente seria da portare le persone ad abbracciarsi per le strade senza conoscersi.

E, permettetemi, in panchina non c’era Bearzot. Non c’era la sua pipa. La sua aria triste da pugile suonato, il suo eloquio friulano, la sua serietà di uomo della provincia profonda. Che ha continuato ad accompagnarci, le poche volte che è ritornato in video dopo l’addio alla nazionale, anche grazie a quel grande giornalista che è Gigi Garanzini. Che da stamattina si sentirà un po’ più solo (dopo il Paròn, il Vecio avrà pensato). Come noi, d’altronde.

Come me, da quel giorno in cui ho perso mio nonno.

Ognuno ha un Don Chisciotte dentro: due poesie e tre canzoni

Alzi la mano chi non si è sentito almeno una volta nella vita Don Chisciotte, o chi non avrebbe voluto esserlo. In realtàalla fine ognuno ha il suo personale Don Chisciotte: ch è innamorato di una donna che non ha amato mai; chi combatte con i mulini a vento pur di non confrontarsi con la realtà; chi si tiene accanto un fedele scudiero solo per il gusto di sentirsi dire sempre di sì; chi elogia la follia; chi ribalta le carte e contesta il narratore e dice che lui sì che è folle. E ognuno scrive e canta di quel che crede e pensa. E il personaggio diventa persona, anima, vita, realtà. Dentro di ciascuno di noi.

In particolare io amo da sempre la canzone di Fossati che è nel disco Discanto (1990, il primo mai acquistato da me e questo, penso, la dice lunga). Perché Don Chisciotte non può ritornare sano, può soltanto fregare tutti e fingere ancora.

Il cavaliere dell’eterna gioventù – Nazim Hikmet

Il cavaliere dell’eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c’era il mondo
coi suoi giganti assurdi e abietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.

Lo so
quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c’è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.

Hai ragione tu, Dulcinea
è la donna più bella del mondo
certo
bisognava gridarlo in faccia
ai bottegai
certo
dovevano buttartisi addosso
e coprirti di botte
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati
tu continuerai a vivere come una fiamma
nel tuo pesante guscio di ferro
e Dulcinea
sarà ogni giorno più bella.

Don Chisciotte – Gianni Rodari

O caro Don Chisciotte, o Cavaliere
dalla Triste Figura
girasti il mondo in cerca d’avventura,
con Ronzinante e Sancio il tuo scudiere,
pronto a combattere senza paura
per ogni causa pura.
Maghi e stregoni ti facevano guerra,
e le pale incantate dei mulini
ti gettavano a terra;
ma tu, con le ossa rotte,
nobile Don Chisciotte,
in sella rimontavi e, lancia in resta,
tornavi a farti rompere la testa.
In cuore abbiamo tutti un Cavaliere
pieno di coraggio,
pronto a rimettersi sempre in viaggio,
e uno scudiero sonnolento,
che ha paura dei mulini a vento…
Ma se la causa è giusta, fammi un segno,
perché
– magari con una spada di legno –
andiamo, Don Chisciotte, io son con te!

Confessioni di Alonso Chischiano – Ivano Fossati

Per amore mio (Ultimi giorni di Sancho P.) – Roberto Vecchioni

Don Chisciotte – Francesco Guccini

 

I poeti sono come alberi – Mario Benedetti

Per tutti quelli delle cui parole ci siamo appropriati e che abbiamo fatto nostri. Per tutti i biglietti scritti fingendo di essere poeti e per tutti i tentativi incerti di scrivere qualcosa di decente nelle notti insonni.

Come alberi – Mario Benedetti

Chi avrebbe mai detto
che queste poesie di altri
sarebbero state mie

dopo tutto ci sono uomini che non sono stato
e comunque avrei voluto essere
se non per tutta la vita
almeno per un momento
o per un batter di ciglia

e al contrario ci sono uomini che sono stato
e che ormai non sono né posso essere
e questo non sempre è un passo avanti
a volte è proprio triste

ci sono desideri profondi e in embrione
che ho prolungato come coordinate
ci sono fantasie che ho promesso
e disgraziatamente non ho mantenuto
e altre che ho mantenuto senza prometterle

ci sono facce di verità
che hanno illuminato le mie bugie
facce che non ho visto più ma hanno continuato
a controllarmi dalle
parole in cui le ho messe

ci sono fantasmi di carne
altri di ossa
ce ne sono anche di fiamma e di cuore
ovvero corpi in pena e anime in giubilo
che ho visto o toccato o semplicemente ho messo
a seccare
a vivere
a godere
a morire

ma oltre a questo c’è quello che ho notato da lontano
anch’io ho ascoltato una colomba
che veniva da altri diluvi
anch’io ho distrutto un paradiso
che era di altre infanzie
anch’io gemevo in un sogno
che era di altri amori

così dunque
da questo misterioso confine dell’esistenza
gli altri mi hanno protetto come alberi
con nidi o senza nidi
poco importa
non mi hanno dato invidia ma frutti
questi altri stanno
qui
le loro poesie
sono bugie a mucchi
sono verità pietose
stanno qui
ad accerchiarmi
a giudicarmi
con le povere parole che ho dato loro

uomini che guardano terra e cielo
e attraverso la nebbia
o senza i loro occhiali
guardano anche me
con la povera vista che ho dato loro
sono altri che stanno fuori dal mio regno
chiaro
ma oltre a questo
sono dentro di loro

a volte hanno quello che non ho mai avuto
a volta amano quello che ho voluto amare
a volte odiano quello che sto odiando
d’improvviso mi appaiono lontani
così remoti
che mi danno vertigine e malinconia
e li vedo minati da un dolore senza pianto

e altre volte al contrario
li avverto così vicino
che guardo con i loro occhi
e tocco con le loro mani
e quando odiano mi unisco al loro rancore
e quando amano mi unisco alla loro allegria

chi l’avrebbe detto
che queste poesie mie
sarebbero state
di altri

Independiente ancora Rey de Copas – Sudamericana 2010 al Rojo

El rey de Copas torna a godere. Independiente, nella notte, campione della Copa Sudamericana 2010 ai calci di rigore. In una partita d’altri tempi. Emozionante e coinvolgente come solo in Sudamerica può succedere. E il gol decisivo ai rigori non poteva che segnarlo Tuzzio: 35 anni e tutta una partita a cercare di entrare nella storia. El Rojo, che in campionato è un disastro, ha vinto il secondo torneo più importante del continente. E si è qualificato matematicamente alla Libertadores 2011. Una festa per un vecchio incha del Rojo de Avellaneda come me. Che può sprecare una nottata, una volta ogni tanto, per festeggiare un gol segnato dall’altra parte del mondo. Vamos Independiente!!!!!!!

I gol nei tempo regolamentari

Il rigore di Tuzzio

Le parole che non ti ho detto – Nazim Hikmet

Non siamo un cerchio perfetto, né un serpente che si morde la coda. Ma una linea retta, infinita. Forse di quelle parallele, che non si incontrano mai se non si crede nella matematica non euclidea. Ma ci sono tante cose ancora da dire e tanti mari da navigare. Per poi ritornare nel porto. E salutare le persone che conosciamo da sempre, o che abbiamo l’impressione di conoscere da sempre. Sul più bello dei mari del migliore dei mondi possibili

Il più bello dei mari – Nazim Hikmet

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto

Non ci accontentiamo, io e Bukowski (con qualche pinta di meno)

Chi frequenta queste pagine sa che amo più parlare con le parole degli altri che non con le mie. Ma il parallelismo (perdente) mi ha solleticato il paragone (ancor più perdente). Sì, posso fare di meglio. Ma tant’è, suvvia. Forse mancano solo un altro paio di birre. E comunque accontentatevi. E buonanotte!

Non mi accontento

Non mi accontento
più
di una passione provvisoria
di un bacio senza lingua
o di un letto disfatto
rapidamente rifatto
quando arriva la mattina.
Non ho più lo stomaco
resistente
per un altro addio
o per la resurrezione
di un amore rimasto
chiuso a lungo
nella polvere del cassetto.
Non ce la faccio
più
insomma
a vivere senza un senso
tutto quello che arriva
e che più arriva
quando meno te lo aspetti.
Preferisco
chiudere un occhio
o meglio tutti e due
e abbandonarmi
al sogno
della prossima parola
accompagnata di notte
dal sorriso di una canzone.
Anche se
vuol dire
aspettare per sempre
che un battito d’ali
si appoggi più lieve
sulla superficie esterna
di questo piccolo cuore

Non mi accontento – Charles Bukowski

Non mi accontento!

Non voglio una donna che non sa entrare nella mia testa

e non sa uscirne senza far rumore…

che parla troppo e spara cazzate

che ogni tanto puzza.

 

No! Non mi accontento!
Non voglio una donna che non sia me..

…il me mancante, che poi è lei!

che non cucina perchè non è moderno e che si imbarazza….

Non voglio una donna che non mi bruci dentro

che non la avverto

che non gli piace essere posseduta

sbattuta a un muro e inculata!

 

No! Non mi accontento!

 

Non voglio una donna che si senta troppo sola

che non abbia un fottuto bisogno di me

che non ami il mio cazzo e che mi non faccia uscire di cervello….

Non voglio una donna che non gli piace prendere gli schiaffi

e che non accetta che io mi posso chiavare un’altra!

 

No! Non mi accontento!

 

Oggi mentre cacavo pensavo che

avrei proprio bisogno di una donna!