Perché tutto quello che si piange non è amore – Orfeo ed Euridice (e quattro…)

Euridice, ancora. Perché Orfeo non è morto, ma è come se lo fosse. Perché é afflitto dalla ferita del dire, in un mondo (il nostro) in cui il pensiero è debole, la parola è debole. E sono le parole non scritte e non dette ad essere memorabili “perché sono vite intere e sensibili che nessuno può scrivere”. Ma dove è ancora peggio una vita che, davanti a un dio suicida e al mutismo delle tazze di caffè e ai nostri problemi sempre rimasti alla superficie del tavolo, la poesia, alla fine, la ignora. E il pensiero, ormai, sarà pure senza sostanza, ma “anche se tu abbandonassi la poesia – dice Euridice – non potresti fuggire e ti è impossibile essere qui e ti è impossibile essere altrove”. Inutile rincorrere una poesia possibile, una vita possibile. Perché siamo qui. E adesso.

Quel che dice Euridice – Mathieu Bénézet

Perché ogni domanda è dolore dice Euridice e scintilla
di una corona di dolore e lacrime e la
luce non consuma che la luce stessa nel male

non consuma che se stessa e non illumina che se stessa
e assolutamente vuota nulla l’affligge
sì l’armonia che credesti di riconoscere dalle coste
dell’isola che fu una sferta

del tuo pensiero senza sostanza e anche se tu
abbandonassi la vita
anche se tu abbandonassi la poesia non potresti fuggire
e ti è impossibile essere qui

e ti è impossibile essere altrove
Fu così certo nella tua vita camminare
su un bitume fuso

dapprima i piedi poi la testa
tutto ha oscillato
e tu chiedevi che fosse fatta la luce

che la luce fosse fatta disse Euridice
invocavi una strana disposizione del linguaggio
simile a una finestra Ma un tratto ti avvertì

che il terrore aveva iniziato a investire il mondo
un pallone colpiva la scorza del mondo
colpiva colpiva

Anche la foresta nera in cui abbiamo parlato tanto
la sua esistenza arsa fino alla canapa
e la nozione di canapa svanita

è toccato alla tua nascita cucciolo d’
uomo è toccato alla tua morte
Ed Euridice dice: stendere i piedi sotto la tua parola

L’incompiuto fu la cosa più pura
un fiume da questo lato deflagrato contro un muro
l’autunno tra il piatto e la geometria

sogni stretti di una fioritura su amore
un diagramma di sorriso
antiche lettere di minute

il dio suicida
il mutismo delle tazze di caffè
e il nostro problema alla superficie del tavolo

(Al mattino il dio suicida si sbriciola nel lavandino
una tenda simile ondeggia nella piega della mano
nella casetta analoga)

Con adorazione giungi a parlare altrimenti
A rendere sottovoce a un universo negletto dalla bellezza
la sua struttura poetica
Anche se il tuo corpo è sfiancato tu non hai

più male non hai più paura Ma sai bene
che il tuo problema è l’impossibile parentela in
superficie Tu invochi ancora l’incompiuta filosofia

e una realtà fuori dalle cose
quelle dottrine dure a morire
è perché non puoi costruire la poesia fuori da te

ed evochi la confusione dell’intero edificio
nella cucina accanto alla Brocca e alla Fruttiera
di Cezanne
E tu ripeti nella tua casa ontologica Al mattino
il dio suicida si sbriciola
nel lavandino

e cercando l’interno del balcone tu vieni verso
me vestito
di giovinezza per leggere il tuo errore

Ed Euridice dice Con la tua affermazione che non c’è
poesia possibile appunto sottintendi di credere
alla poesia
poiché rivendichi la validità della proposta secondo

la quale non esiste poesia possibile
Ed Euridice dice Non dimenticare sempre la poesia
conobbe
l’Inferno Ridestati

perché per tutti gli umiliati privati di consolazione
la morte
stessa non è più l’allegoria materna
Ma la tua nascita è qui

Ma la tua nascita è qui
E ne accetto l’augurio (per te) (per me)
Ora che eccomi vinta da parte a parte
Perché egli pronuncia Auschwitz
Simile a un rumore che non esiste

Ma la tua nascita è qui
Ma la tua nascita è qui
O generazioni corruttibili afone

O vibrazioni isteriche e contemporanee
Credetti a una traduzione orientata verso la sua auto-
Definizione
verso la sua autodiluizione dei segni

Errore senza grazia mi sono presentato con
la convinzione
di un destino letterale
Ora che prendo a pensare

Ma non si tratta qui
di un incontro della mia vita con la poesia
perché ho ancora bisogno di ricordarmi di lei per
essere rasserenato

Ora ti dicevo che prendo a pensare
Che le parole non scritte sono anche memorabili
Perché sono vite intere e sensibili che nessuno
Può scrivere

Chi può esclamare davanti a un’interpretazione da poeta
che Ecco
la mia Ecco la mia vita Dimmi

Non può dire che ciò che è in frantumi lo sia per lui
e grazie a lui

Nessuno può conoscere e tradurre la profonda e
Singolare
metrica di una vita nelle parole ti dico
No nessuno può scrivere la sequenza

del soggetto-verbo-complemento delle vite intere e
sensibili
ancor meno la poesia che ignora le vita
ancor meno le vite che ignorano la poesia

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