Viaggio – Come se fosse un diario (giorni 8 e 9)

Giorno 8

Oggi ho fatto il turista puro. Di quelli in calzoni corti e calzini dentro le scarpe da ginnastica e una maglietta tutta da sudare. La parte “istituzionale” meglio esaurirsela subito, giusto per avere tempo per conoscere la città vera, quella che la gente vive, non quella che offre a chi arriva morde e fugge. Quindi Santa Sofia. Era una chiesa, poi una moschea, ora è diventata un museo. E er questo ha qualcosa di freddo e di artefatto. Neancheparagonabile alla moschea blu. I turchi, le guide intendo, mi stupiscono sempre di più. Parlano perfettamente le lingue, forse perché sono emigranti di ritorno, sono gentili e molto preparati. Non le solite guide che hanno mandato a memoria un nastro e lo spiattellano a intervalli regolari.

Dopo Santa Sofia, Topkapi (harem compreso). Grande e interessante, ma quello che colpisce è il primo vero contatto col Bosforo e con il Corno d’oro. Sono nato sul mare e non possono che affascinarmi le città che sul mare si affacciano. La vista è splendida nei patii che si aprono sul mare. Anche la visita lo è, anche se il caldo e la calca mi rendono tutto più difficile. Col sudore sugli occhi. Nel padiglione successivo speri sempre di trovare una doccia più che un pugnale di diamanti.

 

Quattro ore di tour e di chiacchiere mi hanno fatto venire fame. Ma non amo i ristoranti o i locali per allocchi. Anche se i prezzi sono bassi mi sembrerebbe di contribuire all’aumento dei costi anche per chi abita qui. E già mi dicono che la vita è rincarata molto, almeno a Sultanhamet. Che è come dire il centro storico a Firenze. Faccio un lungo giro nella città vecchia, dove non passa nessun turista con lo zainetto e il marsupio. Che significa un lungo su e giù per la collina. Mi fermo, stremato, dopo aver cercato un bancomat per un’ora, in cima a una strada tutta in salita in cui sembra che solo io faccia un po’ di fatica. Ma sono premiato da un’ottima melanzana al pomodoro e da una pizza turca al formaggio che ci stava proprio bene. Totale 6 euro, compreso acqua e caffè. Tanto che lascio pure la mancia. Un signore…

Potrei riposarmi un po’, fare shopping e godermi la gente che passa. E invece non mi fermo. Prendo il tram e passo dall’altra parte del Corno d’oro. Ho letto di un bel museo di arte contemporanea. E ci vado volentieri, anche se ho solo un’ora per visitarlo. Qualcuno mi ha detto che Istanbul è ormai più all’avanguardia di Berlino. Da quello che vedo sembra proprio vero. A parte la splendida struttura che guarda al Bosforo ci sono cose molto interessanti. Su tutte una videoinstallazione di una donna che mentre parla si scrive frasi in francese sul corpo. Fra queste, intorno all’ombelico scrive: “Una donna se è veramente tale deve essere sia concava sia convessa”. Non in senso fisico intendo. Ed è proprio vero. E poi c’è una bella frase esposizione di foto di Steve Mc Curry. E’ intitolata “L’ultimo rullino di Kodachrome”. Già perché la pellicola è fuori mercato, dopo l’avvento delle macchine digitali. E quei colori, nelle foto, nei visi, nei paesaggi, forse li abbiamo persi per sempre.

Tempo di una doccia e di un po’ di riposo, forse meritato. Poi ci si immerge nella movida di piazza Taksim e dintorni. Il solito bordello di gente, tanti giovani e musica. Giù per la collina fino alla torre di Galata. Poi le forze son finite. Un tè sulla terrazza dell’ostello (tè e caffè sono gratis a volontà e qui ci si incontra con gli altri clienti per due chiacchiere e qualche scambio di impressioni) e gli occhi si chiudono

Giorno 9

Un solo protagonista di giornata: il mare. Parto con l’idea di visitare bazar e quartieri occidentali e mi ritrovo altrove. Il bazar è chiuso (è domenica), ma ci sono le bancarelle in giro. Compro, ovviamente, due maglie di calcio: Besiktas e Fenerbahce che del Galatasaray me l’hanno già regalata. Sulla strada gli ambulanti vendono di tutto. Anche quello che non ti aspetteresti: Viagra e Cialis, per esempio. A prezzi modici. Come dire, cazzo duro per tutti e a buon mercato. In Italia fallirebbero: queste cose si fanno di nascosto. Ne va della virilità nazionale.

 

Poi il mercato delle spezie (più che altro tanta spazzatura e due banchetti di spezie), un altro paio di moschee (stessa bella sensazione, scalzi rilassati) e il molo dei traghetti mi attira a sè.

In serie faccio Haydarpasa (ed è la prima volta che tocco l’Asia) con tanto di panino al pesce sul mare. Poi la minicrociera sul Bosforo. E qui non capisco una cosa. C’è un gruppo di italiani che ha una guida ma non la consulta. Non sa cosa vede, un po’ si addormenta, un po sfotte il venditore di bibite e snack che passa e ripassa nei corridoi. Domanda. Che ci siete venuti a fare? E invece ci sono tante coppie locali. Scatto anche una foto a una ragazza. Mi sembra l’emblema della donna innamorata. Le auguro ogni bene.

Ritorno. Passeggiata sul molo fino a Fener (sarebbe la parte greca della città, infatti ci sono chiese ortodosse). Da lì altro traghetto per il Corno d’Oro e passeggiatone faticosissimo e tutto in salita lungo le mura di Teodosio. Lo suggerisce la guida, cui io suggerisco un’altra cosa. Invertire il percorso please. Meglio arrivare in autobus nella parte alta e poi scendere che viceversa, no? Dico per la fruzione di tutti, anziani compresi. E’ tempo di tornare. Passo da un supermercato, compro pita, formaggio, fagioli, dolcini e snack annaffiati da un’ottima annata di Coca Cola Zero e tento di imbroccare l’autobus giusto. Scopro che non si vendono biglietti sul bus, ma un turco mi viene in soccorso con la sua carta prepagata e poi gli dà i soldi della corsa. Giro pesca: Taksim, funicolare, Sultanahmet. Arrivo e mangio dopo una megadoccia di mezz’ora. Mi intercetta un omino polacco. Per vivere gioca in borsa, sostanzialmente. E mi tiene un paio d’ore a parlare di politica e mercati. Mi consiglia, dopo aver saputo di me, di provare a cambiare aria. Di andare in Sudamerica, di sfruttare la conoscenza delle lingue e di provare la carriera da manager. Io gli spiego che non ho “attitude” al cambiamento radicale. Ma un altro paio d’ore e mi convince. E forse mi vende anche un paio di azioni della Canistracci Oil.

Un’altra cosa. Che la mia sensibilità giornalistica mi invita ad approfinire prossimamente. Parliamo di anziani e pensioni. Dice che ci saranno sempre meno soldi per i pensionati. E che le soluzioni saranno due: o gli anziani poveri moriranno prima per le difficoltà nel sopravvivere o per la mancanza di adeguata assistenza sanitaria. Oppure, una volta in pensione, emigreranno verso paesi meno cari. Parte che in Tunisia stiano già nascendo veri e propri villaggi per pensionati, dove la gente si costruisce la casa per la propria vecchiaia. L’emigrazione di anzianità mi sembra un argomento davvero interessante. Buonanotte.

 

Annunci

Tag:, , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: