Viaggio – Come se fosse un diario (ultimo giorno e ritorno)

Quando si parte prima o poi bisogna anche pensare a tornare. E l’ultimo giorno prima della partenza, con un treno di notte che si fa di filato da Belgrado a Venezia dovrebbe essere relax.

Sempre che non si sia fatto i conti senza l’oste. Ovvero con il limite del bancomat e con un codice sbagliato per l’anticipo contanti con la carta di credito. Panico e tanti inutili tentativi di venirne in qualche modo a capo. E così una mattina che doveva essere dedicata a shopping sfrenato e ultimi sightseeing si trasforma in una rincorsa fra banche e telefonate. Con tanto di carta di credito ritirata da uno sportello bancomat della Banca Intesa di Belgrado e le preghiere in inglese (a buon fine, evidentemente sono stato bravo in queste ultime settimane) per riaverla in mano. Altrimenti non avrei potuto pagare albergo, cuccetta per il ritorno e ultima cena. Ringrazio ancora due cassiere molto ligie al dovere quanto di buon cuore che hanno fatto un qualche strappo alla procedura. Che sia per loro un settembre felice.

Dopo il panico c’è il timore che qualcos’altro vada storto. Espio il tutto girando per le colline belgradesi in cerca del mausoleo di Tito. In autobus sarebbe una cazzata ma voglio risparmiare i soldi per eventuali emergenze (totale in tasca: circa 7 euro). Mi perdo fra parchi e zona residenziale, poi lo trovo e mi rendo conto che è stata molto meglio la camminata fatta per rintracciarlo. Per fortuna di fronte c’è lo stadio del Partizan con tanto di negozio annesso. Il modo migliore per testare la mia carta di credito! Funziona. E’ fatta. Ultime ore assicurate fra cena (ma dove è finita la cameriera dell’altra sera?), albergo e biglietto cuccetta. Ora posso riposare in pace.

Mattina della partenza in zona stazione con tanto di spesa al supermercato con carta di credito e utilizzo ultimi spiccioli (a proposito, nessuno mi cambia i leva bulgari, quindi al posto dei dollari mi riporto in Italia questa nuova e potente moneta internazionale che non varca nemmeno il confine) per un panino e una bibita. Poi viaggio in cuccetta con una signora che va a trovare il suo “amico particolare” a Monfalcone e una pittrice montenegrina che vivrebbe soltanto nei Balcani, se solo ci fosse lavoro e che invece è costretta a girare fra Parigi e l’Europa per quadrare i conti.

E’ il ritorno. Suolo italiano, caffè e cappuccino, Gazzetta e Repubblica, taxi cari e odore di casa, scale della redazione e riunioni per ricominciare. E’ di nuovo tutti i giorni, è di nuovo normalità.

Fino alla prossima tappa

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