Archive | febbraio 2011

Non ti salvare – Mario Benedetti

Non bisogna restare fermi. E non si deve accettare tutto quello che viene. Sennò alla fine si perde tutto. Come quando si punta l’intera posta su una sola scommessa.

Non ti salvare – Mario Benedetti

Non restare immobile
sul bordo della strada
non congelare il giubilo
non amare con noia
non ti salvare adesso
ne mai
non ti salvare
non ti riempire di calma
non riservarti del mondo
solo un angolo tranquillo
non lasciar cadere le palpebre
pesanti come giudizi
non restare senza labbra
non ti addormentare senza sonno
non pensarti senza sangue
non giudicarti senza tempo

ma se
malgrado tutto
non puoi evitarlo
e congeli  il giubilo
e ami con malavoglia
e ti salvi adesso
e ti riempi di calma
e riservi del mondo
solo un angolo tranquillo
e lasci cadere le palpebre
pesanti come giudizi
e ti asciughi senza labbra
e ti addormenti senza sonno
e ti pensi senza sangue
e ti giudichi senza tempo
e resti immobile
sul bordo della strada
e ti salvi
allora
non restare con me

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Ai miei gatti – Ciao Patty, ciao Piero

All’indomani della giornata mondiale del gatto, che come tutte le giornate stabilite mi fanno venire l’orticaria rendo omaggio. A tutto l’amore che ho ricevuto. Da un gatto.

I gatti – Charles Baudelaire
Gli innamorati ardenti e i sapienti austeri,
tutti, nella loro età matura, amano
i gatti forti e dolci, orgoglio della casa,
freddolosi come i primi e sedentari come gli altri.

Amici della scienza e della voluttà,
cercano il silenzio e l’orrore delle tenebre;
l’Erebo li avrebbe presi come corrieri funebri
se potessero piegare l’orgoglio alla schiavitù.

Pensando, assumono nobili pose
da grandi sfingi accosciate in fondo a solitudini
e sembrano addormentati in un sogno senza fine;

quei fecondi reni sono pieni di magiche scintille,
e atomi d’oro, come sabbia fine,
costellano vaghi quelle mistiche pupille.

I gatti lo sapranno – Cesare Pavese

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.

Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffieremo nell’alba,
viso di primavera.

Prendo pavimento e spugna – Mariangela Gualtieri

Prendo pavimento e
spugna, faccio nitore, salamelecco
la camera nel suo rombo di cavità.
Ospito un animale carico di feti.
Tengo nel pugno una pancia
sul punto della moltiplicazione.
Fra poco deporrà i sacchetti vivi,
i suoi grumi già esperi
di respiro.

Fà che questi gatti nascano per bene
nella salute dei risorti
ve questa forte madre riconosca
il suo esercito nuovo
e se lo allatti.

Dio dei Gatti, e delle gatte in
calore e delle partorienti languide
gatte, fai tu. Assisti questa
nostra domestica regina
nel suo dare alla luce.

Bisogno di una scossa

Fino al pericolo dello smarrimento, fino al patibolo della ragione. Perché non ci può essere un limite. Altrimenti è qualcos’altro e ci affanniamo a dargli un nome più rassicurante. Abbiamo o no bisogno di una scossa?

Chi ci guarderà – Mariangela Gualtieri

Chi ci guarderà come si guarda
il bambino che dorme

Chi ci chiamerà per nome
con una tenerezza che trasforma

Chi raschierà via il nostro umano
e ci farà di brace che splende

Chi ci sveglierà fra miriadi
di stelle, slargati in tutti i poteri.
Chi ci darà istruzioni nuove.

A questo “chi” pericoloso
amoroso tempestato
io dico ora:

sfoglia le nostre teste accartocciate,
distaccaci il pensiero come una buccia,
fino al pericolo dello smarrimento,
fino al patibolo della ragione

sfonda la convinzione
d’essere solo umani,
feconda questa razza infame
con commozioni potenti
partoriscici nella luce
sorprendici.

Abbiamo fame di una scossa
che dalla radice ci sbranchi
e dica che la vita
è più misteriosa di questo poco.

Siamo stanchi di questa luce spenta
stanchi di un credo modesto che ci tiene al palo.

Mio malgrado scelgo tutti i giorni

Bon gré, mal gré. Sono così. Amo chi mi piace e quello che faccio. E sapete cosa? Affanculo tutto il resto. E viva le scelte e i bivi. E gli errori quotidiani che faccio. Buonanotte.

Mio malgrado – Jacques Prevert

Assunto mio malgrado nella fabbrica delle idee
mi sono rifiutato di timbrare il cartellino
Mobilitato altresì nell’esercito delle idee
ho disertato
Non ho mai capito granché
Non c’è mai granché
né piccolo che
C’è altro.

Altro
vuol dire che amo chi mi piace
e ciò che faccio.

Le casualità mi han portato qua

Ora. Jovanotti. Dopo 13 anni. Ancora. Con un’illusione. Le casualità mi han portato qua. Ad ascoltare questa canzone. Enjoy.

Un’illusione – Jovanotti

Ogni inizio è solo un seguito – Wislawa Szymborska

Esiste davvero l’amore a prima vista? O è solo una riminiscenza di questa vita o di una vita passata? Un riconoscersi dopo essersi sfiorati. Un trovarsi diversi dopo essersi già conosciuti. Ogni inizio è solo un seguito. Dice Szymborska. Qui.

Amore a prima vista – Wislawa Szymborska

sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì
è bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella

non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
– ma conosco la risposta
no, non ricordano.

li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.

non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
si scansava con un salto.

vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili
Forse tre anni fa
o lo scorso martedi
una fogliolina volò via
da una spalla a un’altra?
qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
valigie accostate nel deposito bagagli.
una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.