Archivio | Poesia RSS for this section

La poesia che si scrive da sola – Idea Vilariño

La poesia non si scrive nella felicità. Non si scrive quando hai risposto a tutte le domande che ti sei posto, ai dubbi, alle passioni. Non si scrive se non hai un’urgenza. Che se la reprimi stai peggio che mai. In realtà la poesia si scrive da sè. Devi solo stare ad ascoltare.

Così, nella disperazione del niente, del futuro zero, della serenità mai, Idea Vilarino

Non c’è nessuna speranza – Idea Vilariño

Non c’è nessuna speranza
che tutto si sistemi
che si calmi il dolore
e il mondo si organizzi.

Non bisogna illudersi che
la vita ordini le sue
caotiche esigenze
i ciechi gesti suoi.

Non ci sarà un finale felice
né un bacio interminabile
assorto abbandonato
che preluda a altri giorni.

Nemmeno ci sarà una fresca
mattina profumata
di giovane primavera
per cominciare allegri.

Anzi tutto il dolore
invaderà di nuovo

e non ci sarà cosa libera
dalla sua dura macchia.

Bisognerà andare avanti
continuare a respirare
sopportare la luce
e maledire il sonno
cucinare senza fede
fornicare senza passione
masticare senza voglia
per sempre senza lacrime.

Sai cosa? Ma vaffanculo – Piero Ciampi e Stefano Benni

Contro ogni banalità e ogni persempre sdolcinato. Un bel vaffanculo liberatorio, va! Buonanotte.

Adius – Capossela canta Ciampi

Io ti amo – Stefano Benni

Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l’universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l’incanto
di un tuo solo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d’estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo

Il pensiero in solitudine – Allen Ginsberg

Deve dare, senza avere niente in cambio così come il pensiero si dà in solitudine. Ed è più forte in solitudine. Allen Ginsberg, poesia scritta sull’Artico. Più solo di così…

Canzone – Allen Ginsberg

Il peso del mondo
è amore.
Sotto il fardello
di solitudine
sotto il fardello
dell’insoddisfazione
il peso,
il peso che portiamo
è amore.

Chi può negarlo?
In sogno
ci tocca
il corpo,
nel pensiero
costruisce
un miracolo,
nell’immaginazione
s’angoscia
fino a nascer
nell’umano

s’affaccia dal cuore
ardente di purezza –
poiché il fardello della vita
è amore,
ma noi il peso lo portiamo
stancamente,
e dobbiam trovar riposo
tra le braccia dell’amore
infine,
trovar riposo tra le braccia
dell’amore.

Non c’è riposo
senza amore,
né sonno
senza sogni
d’amore
sia matto o gelido
ossessionato dagli angeli
o macchine,
il desiderio finale
è amore
non può essere amaro
non può negare,
non può negarsi
se negato:
il peso è troppo

deve dare
senza nulla in cambio
così come il pensiero
si dà
in solitudine
con tutta la bravura
del suo eccesso.

I corpi caldi
splendono insieme
al buio
la mano si muove
verso il centro
della carne,
la pelle trema
di felicità
e l’anima viene
gioiosa fino agli occhi

sì, sì,
questo è quel
che volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
tornare
al corpo
dove sono nato.

Non ti salvare – Mario Benedetti

Non bisogna restare fermi. E non si deve accettare tutto quello che viene. Sennò alla fine si perde tutto. Come quando si punta l’intera posta su una sola scommessa.

Non ti salvare – Mario Benedetti

Non restare immobile
sul bordo della strada
non congelare il giubilo
non amare con noia
non ti salvare adesso
ne mai
non ti salvare
non ti riempire di calma
non riservarti del mondo
solo un angolo tranquillo
non lasciar cadere le palpebre
pesanti come giudizi
non restare senza labbra
non ti addormentare senza sonno
non pensarti senza sangue
non giudicarti senza tempo

ma se
malgrado tutto
non puoi evitarlo
e congeli  il giubilo
e ami con malavoglia
e ti salvi adesso
e ti riempi di calma
e riservi del mondo
solo un angolo tranquillo
e lasci cadere le palpebre
pesanti come giudizi
e ti asciughi senza labbra
e ti addormenti senza sonno
e ti pensi senza sangue
e ti giudichi senza tempo
e resti immobile
sul bordo della strada
e ti salvi
allora
non restare con me

Ai miei gatti – Ciao Patty, ciao Piero

All’indomani della giornata mondiale del gatto, che come tutte le giornate stabilite mi fanno venire l’orticaria rendo omaggio. A tutto l’amore che ho ricevuto. Da un gatto.

I gatti – Charles Baudelaire
Gli innamorati ardenti e i sapienti austeri,
tutti, nella loro età matura, amano
i gatti forti e dolci, orgoglio della casa,
freddolosi come i primi e sedentari come gli altri.

Amici della scienza e della voluttà,
cercano il silenzio e l’orrore delle tenebre;
l’Erebo li avrebbe presi come corrieri funebri
se potessero piegare l’orgoglio alla schiavitù.

Pensando, assumono nobili pose
da grandi sfingi accosciate in fondo a solitudini
e sembrano addormentati in un sogno senza fine;

quei fecondi reni sono pieni di magiche scintille,
e atomi d’oro, come sabbia fine,
costellano vaghi quelle mistiche pupille.

I gatti lo sapranno – Cesare Pavese

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.

Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffieremo nell’alba,
viso di primavera.

Prendo pavimento e spugna – Mariangela Gualtieri

Prendo pavimento e
spugna, faccio nitore, salamelecco
la camera nel suo rombo di cavità.
Ospito un animale carico di feti.
Tengo nel pugno una pancia
sul punto della moltiplicazione.
Fra poco deporrà i sacchetti vivi,
i suoi grumi già esperi
di respiro.

Fà che questi gatti nascano per bene
nella salute dei risorti
ve questa forte madre riconosca
il suo esercito nuovo
e se lo allatti.

Dio dei Gatti, e delle gatte in
calore e delle partorienti languide
gatte, fai tu. Assisti questa
nostra domestica regina
nel suo dare alla luce.

Bisogno di una scossa

Fino al pericolo dello smarrimento, fino al patibolo della ragione. Perché non ci può essere un limite. Altrimenti è qualcos’altro e ci affanniamo a dargli un nome più rassicurante. Abbiamo o no bisogno di una scossa?

Chi ci guarderà – Mariangela Gualtieri

Chi ci guarderà come si guarda
il bambino che dorme

Chi ci chiamerà per nome
con una tenerezza che trasforma

Chi raschierà via il nostro umano
e ci farà di brace che splende

Chi ci sveglierà fra miriadi
di stelle, slargati in tutti i poteri.
Chi ci darà istruzioni nuove.

A questo “chi” pericoloso
amoroso tempestato
io dico ora:

sfoglia le nostre teste accartocciate,
distaccaci il pensiero come una buccia,
fino al pericolo dello smarrimento,
fino al patibolo della ragione

sfonda la convinzione
d’essere solo umani,
feconda questa razza infame
con commozioni potenti
partoriscici nella luce
sorprendici.

Abbiamo fame di una scossa
che dalla radice ci sbranchi
e dica che la vita
è più misteriosa di questo poco.

Siamo stanchi di questa luce spenta
stanchi di un credo modesto che ci tiene al palo.