Archive | dicembre 2011

La rivoluzione? Non è mai successa. Almeno in Romania

Copio e incollo dopo il doppio passaggio dal Jornalul National di Bucarest (Romania) al sito Presseurop.eu. L’autrice si chiama Adriana Odrea Popescu. Premetto: non è un pezzo che definirei giornalistico. E’ un racconto. Di una generazione. Che poi è anche la mia.

La rivoluzione non è mai successa

La rivoluzione non è esistita veramente, è solo un racconto di un altro mondo, più irreale della Quarta dimensione. Un mondo pieno di giovani trimbulinzi (“eccentrici”) che scrivevano poesie d’amore e si tenevano per mano. Un mondo di bontà, in cui la gente viveva giorno per giorno, in attesa che un biglietto di auguri scritto a mano finisse nella buca delle lettere, del momento che mette fine all’attesa.

La rivoluzione non è esistita, così come la vita non esisteva prima dell’iPhone, così come i giornali prima dei blog o gli oracoli prima di Facebook. Oggi abbiamo un Tarzan [autista che guida con i piedi], un Sile Camataru e un Bercea Mondial [due famosi usurai]; abbiamo la veggente Vanessa [molto nota nel mondo dello spettacolo romeno]; abbiamo delle Cassandre che sanno prevedere i terremoti e l’Apocalisse. Abbiamo anche dei parlamentari che sbavano dormendo e degli zombi senza sentimenti o risentimenti. Ma se vi bastano questi trastulli, allora noi prendiamo i nostri giocattoli e andremo a giocare altrove.

La rivoluzione non è mai esistita. È stata solo una serie di decessi teatrali, filmata sequenza per sequenza con fermo immagine sul dolore dei parenti. La rivoluzione è un caso diventato anniversario, meticolosamente analizzata dal punto di vista mediatico, come il tentativo di suicidio di un popolo che non aveva accesso al Furadan [un potente insetticida]. Non c’era neanche solidarietà nella sofferenza. Né Babbo Natale né “Compagna amata” [Elena Ceausescu, moglie del dittatore Nicolae]. Né “Eugenia [biscotto dell’epoca comunista] né il cibo razionato né la marmellata sul pane né Radio Free Europe né il fazzoletto dei pionieri.

Quello che è esistito, ne sono certo, era l’immensa voglia di carne di maiale vietnamita e di manzo argentino, di soufflé di avocado e di pomodori ciliegini, di M&M di H&M e di Wtf e di Omg. Di illusioni a buon mercato e di vita inspirata a pieni polmoni fumando una sigaretta.

Credetemi, il mondo nel quale le persone si guardano negli occhi e non osano toccarsi, senza carte di credito, senza sms né pin, senza silicone, plasma o cristalli Swarovski, il mondo nel quale le puttane non darebbero mai autografi per strada e nel quale nessuno oserebbe sperperare la sua vita e il suo cervello ascoltando conferenze di qualche semianalfabeta, questo mondo non può essere esistito. No. Una semplice ricerca su Google vi farà capire meglio la situazione: si trattava di un mondo senza centri commerciali, senza prestiti in banca, senza Jean de Craiova e i suoi manele [miscuglio tra pop-folk e musica gitana], senza sederi coperti di crema, senza uno spazio virtuale pieno di perversi.

La rivoluzione e il mondo in cui si è prodotta non avrebbero potuto esistere. Perché una Romania eroica non avrebbe potuto trasformarsi in una sola notte in una Romania erotica, e nevrotica. È meglio credere che la piazza dell’Opera di Timisoara [dove è cominciata la rivoluzione del 1989] e i morti che giacevano sui gradini della cattedrale siano delle immagini di un mondo utopico. Delle immagini bloccate nel tempo, così come quelle dei morti della piazza dell’Università a Bucarest, delle piazze di Cluj, di Sibiu o di Brasov.

Dicembre 1989? Un ‘invenzione del calendario. Un periodo durante il quale abbiamo dormito e dal quale ci siamo risvegliati improvvisamente, navigando su internet. Senza vivere. Senza sperare. Perché veniamo dal nulla e non andiamo da nessuna parte. Non potremo più essere gli stessi. Oggi non ci sono più saggi o trimbulinzi capaci di offrire i loro petti nudi ai proiettili.

La poesia che si scrive da sola – Idea Vilariño

La poesia non si scrive nella felicità. Non si scrive quando hai risposto a tutte le domande che ti sei posto, ai dubbi, alle passioni. Non si scrive se non hai un’urgenza. Che se la reprimi stai peggio che mai. In realtà la poesia si scrive da sè. Devi solo stare ad ascoltare.

Così, nella disperazione del niente, del futuro zero, della serenità mai, Idea Vilarino

Non c’è nessuna speranza – Idea Vilariño

Non c’è nessuna speranza
che tutto si sistemi
che si calmi il dolore
e il mondo si organizzi.

Non bisogna illudersi che
la vita ordini le sue
caotiche esigenze
i ciechi gesti suoi.

Non ci sarà un finale felice
né un bacio interminabile
assorto abbandonato
che preluda a altri giorni.

Nemmeno ci sarà una fresca
mattina profumata
di giovane primavera
per cominciare allegri.

Anzi tutto il dolore
invaderà di nuovo

e non ci sarà cosa libera
dalla sua dura macchia.

Bisognerà andare avanti
continuare a respirare
sopportare la luce
e maledire il sonno
cucinare senza fede
fornicare senza passione
masticare senza voglia
per sempre senza lacrime.