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Qui da 36 autunni

Confesso. Oggi compio 36 autunni (sono nato ad ottobre, non le posso chiamare primavere). Non me li sento addosso. Forse nemmeno la metà. Ma rispetto a qualche anno (o solo qualche mese) fa sono più bello, più intelligente, più interessante, più colto, più raffinato, più piacevole, più serio, più leggero, più presente, più coinvolto, più spirituale, più geniale, più emozionato, più vero. Più giovane, insomma. Che l’anagrafe non conta. E mi faccio un regalo da solo. Col finale a sorpresa.

Buon compleanno, Enrico.

Paul Eluard

Sui miei quaderni di scolaro
Sui miei banchi e sugli alberi
Sulla sabbia e sulla neve
Io scrivo il tuo nome

Su tutte le pagine lette

Su tutte le pagine bianche
Pietra sangue carta cenere
Io scrivo il tuo nome

Sulle dorate immagini
Sulle armi dei guerrieri
Sulla corona dei re
Io scrivo il tuo nome

Sulla giungla e sul deserto
Sui nidi sulle ginestre
Sull’eco della mia infanzia
Io scrivo il tuo nome

Sui prodigi della notte
Sul pane bianco dei giorni
Sulle stagioni promesse
Io scrivo il tuo nome

Su tutti i miei squarci d’azzurro
Sullo stagno sole disfatto
Sul lago luna viva
Io scrivo il tuo nome

Sui campi sull’orizzonte
Sulle ali degli uccelli
Sul mulino delle ombre
Io scrivo il tuo nome

Su ogni soffio d’aurora
Sul mare sulle barche
Sulla montagna demente
Io scrivo il tuo nome

Sulla schiuma delle nuvole
Sui sudori dell’uragano
Sulla pioggia fitta e smorta
Io scrivo il tuo nome

Sulle forme scintillanti
Sulle campane dei colori
Sulla verità fisica
Io scrivo il tuo nome

Sui sentieri ridestati

Sulle strade aperte
Sulle piazze dilaganti
Io scrivo il tuo nome

Sul lume che s’accende
Sul lume che si spegne
Sulle mie case raccolte
Io scrivo il tuo nome

Sul frutto spaccato in due
Dello specchio e della mia stanza
Sul mio letto conchiglia vuota
Io scrivo il tuo nome

Sul mio cane goloso e tenero

Sulle sue orecchie ritte
Sulla sua zampa maldestra
Io scrivo il tuo nome

Sul trampolino della mia porta
Sugli oggetti di famiglia
Sull’onda del fuoco benedetto
Io scrivo il tuo nome

Su ogni carne consentita
Sulla fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Io scrivo il tuo nome

Sui vetri degli stupori

Sulle labbra intente
Al di sopra del silenzio
Io scrivo il tuo nome

Su ogni mio infranto rifugio
Su ogni mio crollato faro
Sui muri della mia noia
Io scrivo il tuo nome

Sull’assenza che non desidera
Sulla nuda solitudine
Sui sentieri della morte
Io scrivo il tuo nome

Sul rinnovato vigore
Sullo scomparso pericolo
Sulla speranza senza ricordo
Io scrivo il tuo nome

E per la forza di una parola
Io ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per nominarti
Libertà.


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Che sia un bel viaggio

Ognuno cerca i suoi 15 minuti di celebrità. O, più semplicemente, ritiene di avere delle cose da dire. E visto che non è più necessario pubblicare un articolo o un libro per farlo, o apparire in televisione in inutili comparsate, è bene usare gli strumenti che la tecnologia ci regala. Facebook (ci sono), Twitter (non ci sono) e (Perché no? Mi son detto) un blog.

Dove fare cosa? Semplicemente essere. Ma senza nessuna autoreferenzialità. Essere in comunità. E quale comunità più grande, più democratica, più potente della “rete”. Metterci la faccia, pensare, confrontarsi o semplicemente dire qualcosa. Quello che penso, quello che mi piace, quello che NON mi piace, quello che mi va.

E non da giornalista, quale sono, ma da persona fisica e, si spera, pensante. Che ha superato la soglia dei 35 ma non si sente addosso il peso dei 40. Che non vuole solo raccontare (ma anche, direbbe Veltroni) ma commentare, esprimere, vivere il sè anche attraverso l’esperienza comunitaria della rete.

Cosa mi aspetto da questo? Niente di diverso da quello che si attende qualcuno che lancia un messaggio in una bottiglia. Che la parola viaggi, che il pensiero faccia pensare. E che sia un bel viaggio.

Enrico