Archive | settembre 2011

Festival di Internazionale a Ferrara – L’alleato scomodo dell’occidente ovvero quel che ignoriamo di Afghanistan e Pakistan

Se un giorno inventassero il copia/incolla delle emozioni sarebbe davvero tutto più facile. Anche scrivere quando non hai l’assillo delle battute, dei tempi e dei limiti della “fredda cronaca”. La giornata di venerdì, al Festival di Internazionale a Ferrara sarebbe di quelle da copia/incolla. Perché qualunque cosa riesca a scrivere non sarà in grado di rendere quello che ho sentito, soprattutto di pancia. E allora vado per flash. Questo è il primo

A volte ci accorgiamo di essere veramente ignoranti. Ignoriamo perché non sappiamo, ignoriamo perché non vogliamo sapere. E soprattutto perché è più facile viaggiare secondo le categorie che ci hanno insegnata da bambini, un po’ cattoliche un po’ manichee: bene/male, buoni/cattivi, giusto/sbagliato. E poi esci dal gioco della lavagna che ti ha informato la vita e forse capisci che tutto è diverso. Che non c’è più la maestra, che anche il primo della classe, che deve dare i suoi primi giudizi elementari bara, è geloso, è arrivista, è ingiusto, non usa sempre lo stesso metro. E il trucco è scoperto. E le categorie crollano. La confusione aumenta, è vero. Ma almeno, quando ce ne accorgiamo, forse siamo meno disposti a farci fottere. A farci raccontare invece di guardare con i nostri occhi. Ad avere paura dell’altro perchè diverso.

Un caso eclatante fra tutti, fra i migliaia che solo guardando al di là del banale potremmo vedere e contestare. Il conflitto in Afghanistan, il ruolo del Pakistan, l’azione della Nato, degli Usa e dei suoi alleati. La nostra categoria, inculcataci in maniera martellante ogni 11 settembre che dio manda in terra è: Al Qaeda è il male assoluto, i talebani sono nemici da combattere, l’Afghanistan è un paese da pacificare cacciando gli estremisti, il Pakistan è alleato dell’Occidente ma… E tutto il bene, il giusto, il sacrosanto sta dall’altra parte. Dalla parte di chi ha subito gli attentati, i morti civili, il terrore e la paura di non sentirsi più al sicuro. E quindi niente dialogo, ma eserciti e bombe. Che chiamano vendetta e non giustizia. Ma dalle parole di chi quei posti li vive, li racconta e cerca di spiegarli, la realtà che emerge è completamente diversa. Ed è quella di un Pakistan “alleato scomodo dell’Occidente”, come recita il titolo della conferenza. Scomodo perché, come racconta il giornalista del Guardian, Jason Burke, il Pakistan fa i suoi interessi. In una situazione politica e territoriale molto complessa. Da una parte l’eterno conflitto geopolitico con l’India. Dall’altra la vicinanza scomoda con un Afghanistan prima confessionale, poi sovietico, poi di nuovo integralista, infine “liberato”. E la voglia di tenerselo buono, questo Afghanistan, anche per il rischio di rivedere l’India tornare a primeggiare in quell’area come ai tempi dell’invasione russa. E in questo si dimostra tutta la schizofrenia della politica pakistana. Che da una parte non può dire di no agli Stati Uniti, che è un alleato più forzato che altro; e dall’altra non può che trattare con i talebani per una via di uscita da una situazione di eterno conflitto. Talebani che, peraltro, si sentono pienamente legittimati a sedere ad un eventuale tavolo di trattative per la pace e per il futuro democratico del loro paese visto che sono stati componente importante durante la resistenza all’invasore sovietico. Ma talebani, per noi, per l’Occidente, per la grande madre a stelle e strisce, significa Al  Qaeda. E Al Qaeda significa anche rete Haqqani, una milizia di etnia pashtun (la stessa che è maggioritaria in Pakistan), che intesse stretti rapporti con l’intelligence pakistana. E che fa scricchiolare tutti gli equilibri internazionali fin qui realizzati. Ebbene, se dovessimo ragionare con le categorie consuete la soluzione sarebbe la solita: estirpare il male alla radice e ogni possibile connivenza. E se invece avesse ragione chi il Pakistan lo vive, chi ha avuto modo di conoscere e intervistare tutti i leader di Al Qaeda, da Bin Laden in giù? E’ il giornalista di The News, Rahimullah Yusufzai. Per lui con i talebani si deve trattare. O il conflitto non avrà mai una conclusione. E la pace in queste zone sarà solo un miraggio. Come qualcuno, forse, vorrebbe che fosse.

A tutto questo si aggiunga quello che ignoriamo perché non vogliamo neanche concepire. E cioè che la guerra, i raid americani e le operazioni mirate provocano morti. E non solo morti militari, negli obiettivi strategici. Ma nelle fattorie Pashtun del Nord Waziristan. E’ lo scenario che si aspetta Pepe Escobar di Asia Times. Che conclude il suo pezzo di giovedì sull’edizione on line del giornale in questa maniera: “Aspettatevi (in caso di raid americani nella zona contro la rete Haqqani, ndr) una mortale, eterna vendetta dei Pashtun contro gli americani che sarà così irreversibile come la morte e le tasse. E soprattutto aspettatevi che una guerra a bassa intensità si trasformi, in qualunque momento, in una situazione esplosiva”.

E intanto noi, bellamente, ignoriamo. Ce lo possiamo permettere?

Settanta chilometri in fila e una autoradio

Può una vita riassumersi in 70 chilometri di coda e sulle onde medie gracchianti di una autoradio che si interrompe nelle gallerie? Ci sono circuiti, che poi sono tutti tuoi, che a volte si divertono a intercettare solo quello che vuoi sentire. E si divertono a metterli in fila. Il primo dolore, il primo amore, l’ultimo. La solitudine, la passione, la disperazione, l’ansia di chi vorrebbe ma non conosce mai il futuro.

E’ successo così. E così, rielaborato nella mia testa sempre troppo accesa, sempre troppo presente, lo condivido. Perché non si sa mai voglia dire qualcosa.

Assayas in Santa Croce – Un set in mezzo al traffico

Bloggare significa anche condividere. E ospitare. E vedere le cose condivise anche attraverso gli occhi degli altri. Come questo. In una notte di fine estate.

di Emiliano Bacci

In Santa Croce accade di tutto. Sbornie, urla e canti a squarciagola, degrado e bellezza. Poi giri l’angolo e capita di trovarci un set cinematografico diviso dalla movida del giovedì sera da una sottile fettuccia di nastro bicolore che tenta di arginare il passeggio-passaggio. Senza particolare pubblicità Oliver Assayas, regista francese famoso in patria per la miniserie televisiva Carlos (passata anche in Italia su Sky) e per una manciata di film tra cui L’eau froide e Irma Vep (in cui recita la sua ex moglie Maggie Cheung, fantastica protagonista di In the mood for love), ha scelto Firenze e poi Napoli per girare delle scese di Après mai, film autobiografico su un liceale parigino negli anni della contestazione. E piazza dei Peruzzi si trasforma ospitando una retrospettiva di un film sul Laos e il dibattito sulla grammatica filmica un po’ troppo borghese e poco rivoluzionaria, tra Ciao verdi pisello e 500 arancioni. Tanti ciak, ma Assayas più che con la recitazione approssimativa dei compagni italiani ha dovuto fare conti con Santa Croce e il suo popolino di shottini, birrini e negroni, di taxisti ansiosi e ambulanze a sirene spiegate. Ma alla fine, anche se disturbante, non sarà certo il rumore giusto della rivoluzione, ma almeno il sonoro riporterà traccia della città.

Eau froide http://www.youtube.com/watch?v=EarBgUoOXHc
Il finale di Irma Vep http://www.youtube.com/watch?v=dGPozwT30FA
Il trailer di Carlos  http://www.youtube.com/watch?v=H3QkM7uyF10

Il calcio alla fine del mondo – Verso Brasile 2014 (Concacaf e Asia)

Verso Brasile 2014, siamo già alle fasi a gironi. Concacaf e Asia, infatti, sono già rispettivamente al secondo e terzo turno della qualificazioni (lunghissime) verso i mondiali brasiliani.

CONCACAF

Belize, Bahamas, Isole Vergini Americane, Repubblica Dominicana e Saint Lucia (ai rigori) hanno superato il primo barrage eliminando rispettivamente Montserrat, Turks and Caicos, Isole Vergini Britanniche, Anguilla e Aruba. Ora sono iniziati nel weekend i sei gironi di secondo turno che qualificheranno sei squadra per i successivi 4 gironi che definiranno le partecipanti al girone finale e decisivo. Nel girone 1 vittoria di rigore del Suriname sulle Isole Cayman, mentre El Salvador ha dovuto faticare non poco per superare (3-2) in casa la Repubblica Dominicana. Nel girone 2 vittorie interne per Trinidad e Tobago (1-0) contro le Bermuda e della Guyana (2-0) sulle Barbados. Girone 3 con una sola sfida, perché composto soltanto da 3 squadra, con il successo d’esordio del Nicaragua in trasferta con la Dominica per 2-0 mentre a riposare era Panama. Nel girone 4 pareggio a reti bianche fra St.Kitts e Nevis e Portorico mentre il Canada ha travolto la qualificata St.Lucia per 4-1. Gerarchie già chiare, forse, nel girone 5, dove il Belize ha vinto 3-0 a Grenada e la favorita Guatemala ha regolato 4-0 St.Vincent and Grenadines. Infine il gruppo 6 dove Haiti ne ha rifilate 6 alle isole Vergini Americane e Antigua e Barbuda ha vinto 5-2 contro Curacao. Si rigioca già mercoledì la seconda giornata. Attese conferme o smentite.

ASIA

Due sole sfide si sono dimostrate equilibrate nel secondo turno di qualificazione a doppio scontro diretto del luglio scorso. In una la Tailandia, dopo l’1-0 dell’andata, ha passato il turno pareggiando 2-2 sul campo della Palestina. Nell’altra l’Indonesia ha regolato 4-3 il Turkmenistan in una sfida tiratissima dopo l’1-1 esterno dell’andata. A queste si aggiunge l’Iraq che è uscito indenne dalla trasferta in Yemen (0-0) dopo la vittoria in casa per 2-0 dell’andata. Per il resto troppo netta la differenza delle forze in campo: la Cina ha eliminato il Laos (7-2 e 6-1 i risultati dei match), Singapore la Malesia (5-3 e 1-1), il Bangladesh ha vinto sul Libano (4-0 e 0-2),  mentre l’Uzbekistan ha battuto due volte il Kyghizistan (4-0 e 3-0). Tutto facile anche per l’Iran (4-0 e 1-0 alle Maldive) e per l’Oman (doppio 2-0 a Myanmar). Ancora più netto il successo della Giordania sul Nepal (9-0 e 1-1 al ritorno) mentre Siria ed Emirati Arabi hanno passato il turno superando rispettivamente Tajikistan (2-1 e 4-0) e India (3-0 e 2-2). A chiudere il quadro i successi del Qatar sul Vietnam (3-0 e 1-2), del Kuwait sulle Filippine (3-0 e 2-1) e dell’Arabia Saudita a valanga su Hong Kong (3-0 e 5-0 in trasferta). Più equilibrio dai cinque gironi iniziati la scorsa settimana e che qualificheranno 10 squadre al turno successivo e dove il Tajikistan ha preso il posto della Siria per le note vicende internazionali che riguardano il paese mediorientale. Nel girone 1 fatica la Cina contro Singapore in casa (2-1) mentre la Giordania, un po’ a sorpresa, viola il terreno di gioco dell’Iraq per 2-0. Sorpresa nel girone 2 dove il Kuwait vince da corsaro per 3-2 contro gli Emirati Arabi Uniti mentre tutto facile per la Corea del Sud che ne fa addirittura sei al Libano. Nel girone 3 l’esordio di Zaccheroni alle qualificazioni mondiali ha regalato un risicato 1-0 al 90′ al Giappone contro la Corea del Nord mentre l’Uzbekistan ha superato 1-0 in trasferta il ripescato Tajikistan. Pareggio a sorpresa in Oman (0-0) per l’Arabia Saudita mentre non fallisce l’Australia anche se vince solo in rimonta per 2-1 contro l’Australia. Nel girone 5 infine vola già l’Iran che ne fa tre (a zero) all’Indonesia mentre Bahrain – Qatar finisce 0-0. Martedì inizia la seconda giornata.

Verso la Coppa d’Africa 2012 – Fuori l’Egitto e (quasi) l’Algeria

Costa d’Avorio, Botswana, Burkina Faso, Senegal. Sono queste le prime qualificate per la Coppa d’Africa 2012 in programma in Guinea Equatoriale e Gabon. Le gare fra sabato e domenica hanno poi emanato un verdetto choc: l’Egitto, tre volte campione continentale nelle ultime edizioni, salterà sia l’appuntamento dell’anno prossimo sia quello del 2013 in Libia. Decisiva l’ennesima sconfitta in Sierra Leone che impedisce anche di sperare alla conquista del secondo posto valido per i ripescaggi. Per gli ultimi verdetti, invece, bisognerà aspettare sabato 8 ottobre.

Girone 1

Due 3-0 per le formazioni di casa. Il Mali batte le isole Capo Verde e lo Zimbabwe la Liberia (eliminata). Adesso è lotta a tre per il primo posto con Mali a 9, Zimbabwe a 8 e Liberia a 7 punti con i primi favoriti vista la trasferta in Liberia di ottobre.

Girone 2

Sarà decisiva la partita Nigeria – Guinea per decidere la vincitrice del gruppo. In vantaggio di tre punti in classifica i secondi, che hanno sconfitto di misura l’Etiopia mentre per la Nigeria è stato 2-0 al Madagascar. Ma ai nigeriani basterà vincere di misura l’ultimo match in casa contro la diretta avversaria per chiudere al primo posto il girone. In quel caso per la Guinea sarebbe però alta la possibilità di ripescaggio fra le migliori due seconde dei gruppi.

Girone 3

E’ sempre guerra a due fra Zambia e Libia per la vittoria del girone. A decidere sarà proprio lo scontro diretto di ottobre dopo che i libici (ovviamente in campo neutro) hanno sconfitto di misura il Mozambico mentre lo Zambia ha faticato superando per 2-1 in trasferta le isole Comore.

Girone 4

Due pareggi lasciano incredibilmente aperto l’esito di questo raggruppamento. Continua il sogno della Repubblica Centrafricana al suo esordio nelle competizioni internazionali: fermato il Marocco in casa sullo 0-0 e squadre appaiate a 8 punti. Alle spalle l’1-1 fra Tanzania e Algeria rischia di non servire a entrambe visto che restano a 5 punti e con una differenza reti molto lontana da quella delle capoliste.

Girone 5

Camerun a valanga sulle Mauritius ma non basta. Il contemporaneo successo del Senegal per 2-0 sul Congo regalano la qualificazione alla squadra di Traorè. Ora all’undici di Javier Clemente non resta che sperare nel ripescaggio.

Girone 6

Il gironcino a tre vedeva lo scontro diretto fra le due squadre fanalino di coda. I primi tre punti della Namibia, grazie all’1-0 sul Gambia regalano la qualificazione al Burkina Faso, ormai irragiungibile, e impediscono con tutta probabilità anche ogni possibilità di ripescaggio alle altre due formazioni del raggruppamento.

Girone 7

Terremoto nel girone con la vittoria per 2-1 della Sierra Leone che esclude l’Egitto ma anche il successo del Niger sul Sudafrica per 2-1 che regala ai locali il sorpasso in classifica sui Bafana Bafana. Ora il Niger (a 9 punti) cercherà la qualificazione contro un Egitto già fuori dai giochi mentre alle spalle Sudafrica e Sierra Leone (alla pari a 8 punti) si giocheranno il tutto per tutto in una sfida da dentro o fuori.

Girone 8

Il 5-0 della Costa d’Avorio in Rwanda e il contemporaneo pari fra Burundi e Benin (1-1) regala ai primi la qualificazione alla fase finale della Coppa d’Africa. Per il secondo posto se la giocheranno proprio le due formazioni che si sono divise la posta in palio, ma le speranze di ripescaggio sembrano scarse.

Girone 9

Ghana e Sudan appaiate a 13 punti in vetta alla classifica grazie alle vittorie su Swaziland (2-0) e in Congo (0-1). Differenza reti, prima del decisivo scontro diretto, a favore del Ghana, ma a ottobre si gioca in Sudan.

Girone 10

Il successo per 2-0 dell’Angola contro l’Uganda riapre tutti i giochi e nella corsa si inserisce anche il Kenya che regola per 2-1 (ed elimina) la Guinea Bissau. Uganda sempre leader a 10 punti, Angola a 9 e Kenya a 7. E nell’ultimo turno si giocano Uganda – Kenya e Guinea Bissau – Angola.

Girone 11

Nel girone che qualifica direttamente le prime due formazioni ininfluente sconfitta del Botswana (qualificato come primo) per 2-0 in Togo mentre la Tunisia spreca una ghiotta occasione per la seconda piazza pareggiando a reti bianche in Malawi. Ora Tunisia e Malawi si giocano la qualificazione nella sfida a distanza e affrontando rispettivamente il Ciad e il Togo già eliminati. Differenza reti a favore della Tunisia, ma di un’inezia.

Viaggio – Come se fosse un diario (ultimo giorno e ritorno)

Quando si parte prima o poi bisogna anche pensare a tornare. E l’ultimo giorno prima della partenza, con un treno di notte che si fa di filato da Belgrado a Venezia dovrebbe essere relax.

Sempre che non si sia fatto i conti senza l’oste. Ovvero con il limite del bancomat e con un codice sbagliato per l’anticipo contanti con la carta di credito. Panico e tanti inutili tentativi di venirne in qualche modo a capo. E così una mattina che doveva essere dedicata a shopping sfrenato e ultimi sightseeing si trasforma in una rincorsa fra banche e telefonate. Con tanto di carta di credito ritirata da uno sportello bancomat della Banca Intesa di Belgrado e le preghiere in inglese (a buon fine, evidentemente sono stato bravo in queste ultime settimane) per riaverla in mano. Altrimenti non avrei potuto pagare albergo, cuccetta per il ritorno e ultima cena. Ringrazio ancora due cassiere molto ligie al dovere quanto di buon cuore che hanno fatto un qualche strappo alla procedura. Che sia per loro un settembre felice.

Dopo il panico c’è il timore che qualcos’altro vada storto. Espio il tutto girando per le colline belgradesi in cerca del mausoleo di Tito. In autobus sarebbe una cazzata ma voglio risparmiare i soldi per eventuali emergenze (totale in tasca: circa 7 euro). Mi perdo fra parchi e zona residenziale, poi lo trovo e mi rendo conto che è stata molto meglio la camminata fatta per rintracciarlo. Per fortuna di fronte c’è lo stadio del Partizan con tanto di negozio annesso. Il modo migliore per testare la mia carta di credito! Funziona. E’ fatta. Ultime ore assicurate fra cena (ma dove è finita la cameriera dell’altra sera?), albergo e biglietto cuccetta. Ora posso riposare in pace.

Mattina della partenza in zona stazione con tanto di spesa al supermercato con carta di credito e utilizzo ultimi spiccioli (a proposito, nessuno mi cambia i leva bulgari, quindi al posto dei dollari mi riporto in Italia questa nuova e potente moneta internazionale che non varca nemmeno il confine) per un panino e una bibita. Poi viaggio in cuccetta con una signora che va a trovare il suo “amico particolare” a Monfalcone e una pittrice montenegrina che vivrebbe soltanto nei Balcani, se solo ci fosse lavoro e che invece è costretta a girare fra Parigi e l’Europa per quadrare i conti.

E’ il ritorno. Suolo italiano, caffè e cappuccino, Gazzetta e Repubblica, taxi cari e odore di casa, scale della redazione e riunioni per ricominciare. E’ di nuovo tutti i giorni, è di nuovo normalità.

Fino alla prossima tappa